Altri documenti: 8. Scontri

Per “scontri” si intendono qui gli episodi in cui non vi sono solo scambi di lettere, mantenute sul piano del confronto delle idee; ma anche il confronto pubblico, anche duro, tra piani d’azione, progetti, comportamenti e interessi. Ci si batte per cambiare situazioni. Entrano in arena anche altri soggetti, e i media alimentano o orientano le polemiche, contribuendo con inchieste, interviste, ecc.
Qui sono compresi solo documenti a stampa; non compaiono le diverse attività che sostanziano gli scontri – interventi a voce, incontri, lettere personali, telefonate, assemblee, manifestazioni ecc., che a volte hanno richiesto molte risorse di tempo, energia e volontà. Di queste attività esiste qualche sporadica documentazione cartacea, che ho ritenuto conservare solo nel mio archivio “morto” privato.

Lo Scalo Ferroviario di Cervignano.

Questo episodio è stato cruciale nel corso dell’intera mia esistenza, perché mi ha fatto uscire dagli ambienti “governativi”, a livello regionale, e passare definitivamente in quelli di opposizione, di matrice ambientalistica; mi ha costretto ad iniziare una modesta carriera politico-amministrativa, a livello di Comune; mi ha fatto concentrare, per oltre dieci anni, le mie ricerche scientifiche sul tema dell’ambiente; e, sospetto, il mio allontanamento, e poi espulsione, dall’Isig e da Trieste. Qui sono presentati solo i documenti firmati da me. Gran parte del materiale scritto è stato firmato collettivamente dal “Comitato per la Tutela dell’Ambiente”, di cui ero Presidente ed estensore di quasi tutti i testi. In via eccezionale, presento qui anche alcuni documenti non a mio nome; in particolare alcuni volantini, in cui mi sono esercitato anche in disegni e grafica. Presento anche un opuscolo di 20 pp. che ritengo di buona caratura tecnico-scientifica, e in cui sono confluiti molti dei miei studi giovanili di sociologia del territorio e discipline affini (urbanistica, echistica ecc.). Moltissimo altro materiale, prodotto da altri supporters del Comitato (giornalisti, esperti ecc.), non è stato inserito in questo sito. Lo scontro ha avuto un botto iniziale tra l’estate del 1980 e l’inverno del 1981, ma ha avuto una lunga coda, fino al 1990. Quando la costruzione dello Scalo era ormai inevitabile, l’attenzione del Comitato è passata al problema del reperimento degli “inerti” (la ghiaia) necessari per la costruzione, e alla “mitigazione” e compensi per l’impatto. Nel corso della lotta vi sono stati anche momenti di vistosi e rumorosi mobilitazione di piazza, e qualche violazione di leggi, che mi hanno buscato due denunce penali, e mi pare con condanne a qualche mese. Non ne serbo una memoria chiara; in ogni caso credo si trattasse di sospensione condizionale e non menzione; cioè, solo formalità. Il Comitato ha perso lo scontro, ma la storia di questi 33 anni gli ha dato piena ragione. Lo Scalo ha funzionato solo per una frazione della sua potenzialità promessa, non ha provocato nessuno dei promessi benefici economici sulla comunità locale, e nel 2012 è stato chiuso il suo “cuore”, la “sella di lancio”. E’ ormai comune, nella classe dirigente della Regione, l’ammissione che lo Scalo di Cervignano è stato un fallimento. Rimane una tipica “cattedrale nel deserto”, costato ai contribuenti circa 500 miliardi di lire di quegli anni.

Nell'elenco che segue, non è ritenuto necessario riportare i titoli, neanche in forma semplificate, degli scritti; il tema è sempre lo stesso

Pax Duemila.

Diversamente dal caso precedente, questo mega- progetto da 1500 miliardi di lire ha avuto una vita brevissima, poche settimane, e solo sulle pagine di un unico organo di stampa locale, "La Vita Cattolica". Rimane il dubbio se sia stata solo un rozzo tentativo di truffa ai danni della Regione, cui era stata chiesto un contributo per la redazione del progetto; o una grandiosa strategia di investimento e riciclaggio di capitali di inquietante provenienza (mafia?). Di questo sospetto, tratto dal contatto personale con il proponente del progetto, informai confidenzialmente le autorità competenti (il Prefetto di Udine e uno dei massimi esponenti politici locali). Non so se avessi avuto ragione; in ogni caso, il personaggio e il progetto scomparvero subito e definitivamente dalla scena.

Caso Pelanda.

Il Pelanda era un mio studente e laureato, che nel 1977 avevo inserito nell’Istituto di Sociologia Internazionale. Approfittando del diradamento della mia presenza all’Isig, per gli impegni locali (la “lotta contro lo Scalo) e nazionali (all’AIS, Site e alla Cattolica), in pochi anni il Pelanda si era impadronito dell’Istituto, stravolgendone la struttura e scopi ed emarginando i ricercatori della prima generazione, compreso me. Di questa antipatica vicenda goriziana presento qui solo poche lettere sulla stampa locale: ma è solo la punta dell’iceberg di una grande mole di attività, essenzialmente verbali (colloqui e telefonate) ma anche lettere personali e documenti, da parte anche di alcuni colleghi (Tellia, Cattarinussi, Gasparini), nel corso di diversi anni. Non è stato facile smontare la rete di protezione che il Pelanda era riuscito a costruirsi, grazie alla sua indubbia capacità, in diversi ambienti: locali, nazionali e transatlantici; politici, accademici, economici e credo anche altri (massoneria). Il successo arrivò, il Pelanda fu allontanato, e l’ Isig fu restituito ai suoi compiti istituzionali originali; ma anch’io fui escluso, per motivi che non ho voluto approfondire.

Caso Guzzanti.

Lo scontro, qui anche fisico, è durato mezz’ora; ma data la popolarità, in certi ambienti, di Sabina Guzzanti e la presenza di un gran numero di telecamere e giornalisti, questo siparietto fuori programma ha goduto di lunga e vasta fama. I video girano ancora, in testa dei link a mio nome, sulla Rete. Il quotidiano locale gli ha riservato la massima evidenza, ma solo per pochi giorni. Le minacciate sanzioni a mio carico non si sono materializzate. Mi è stato riferito che dopo lo scontro la Guzzanti ha mostrato una certa perdita di smalto, nel successivo comizio, e che ancor peggio sia andato il secondo tempo, al “Teatrone”. Pare che io le abbia rovinato la festa a Udine. Il mio successo è misurato anche dal fatto che il successivo spettacolo (di Guccini) in programma fu annullato, e da allora nessun personaggio di questo tipo fu ospitato nell’Aula Magna dell’Università di Udine.

Caso Pira-Cerno-Compagno.

Questo caso mostra qualche analogia con quello del Pelanda, per la potenza dei protettori. In questo secondo caso, però, il Pira non è stato un mio allievo; la mia colpa è stata “solo” di aver esaudito la raccomandazione del Rettore Honsell, di far vincere al Pira il concorso di posto di ricercatore; scoprendo solo un paio di anni più tardi che ero stato imbrogliato. Dopo due anni di manovre, denunce, esposti, a fine 2012 il caso è sostanzialmente e positivamente chiuso, con l’allontanamento del soggetto da Udine (il trasferimento all’Università di Messina). Tuttavia Il successo non è pieno, perché il personaggio rimane confermato nel sistema accademico italiano, malgrado la mia contrarietà; e soprattutto perché è calata definitivamente la sabbia sul groviglio di irregolarità, falsità, errori e ingiustizie che si sono commessi all’Università di Udine, a difesa del Pira e del suo studente/collega, l’autorevole giornalista Cerno.
Una marginalissimo aspetto negativo è che sono fuoruscito dal sistema universitario portandomi addosso l’accusa del Rettore Compagno di aver violato, in questa vicenda, il Codice Etico: il mio caso è stato archiviato, per la mia cessione di servizio, senza essere ascoltato a difesa ed eventualmente prosciolto.